
Esce oggi, sia su YouTube che su Netflix, l’episodio finale di The Amazing Digital Circus, la web serie da oltre un miliardo di visualizzazioni firmata dalla casa di animazione australiana Glitch. Finisce così la lunga attesa dei fan che non hanno avuto la possibilità di vedere “The Last Act” al cinema lo scorso 5 giugno, a causa di una distribuzione italiana ridotta e di una permanenza in sala molto breve (appena tre giorni).
Il fenomeno al cinema
Non è la prima volta che un fenomeno di internet approda sul grande schermo, ma questa serie ha sicuramente registrato numeri da record. Inizialmente annunciato come evento cinematografico esclusivo per gli Stati Uniti, il film è stato distribuito globalmente dopo che i fan di tutto il mondo hanno chiesto a gran voce che l’evento venisse reso disponibile anche nei loro paesi.
Il responso è stato un successo straordinario: in patria ha incassato ben 8 milioni di dollari nei primi giorni dal rilascio, superando colossi come “Scary Movie” di Paramount e la pellicola di Amazon “Masters of the Universe”. Per gli appassionati, concludere il viaggio di una serie amata tra le poltrone di una sala cinematografica resta un’esperienza magica, capace di esaltare quel senso di comunità che si stringe attorno a una storia e ai suoi personaggi.
Dalla fantascienza distopica al “circo” virtuale
“The Amazing Digital Circus” è liberamente ispirato al racconto di fantascienza di Harlan Ellison del 1967, intitolato “I Have No Mouth, and I Must Scream” (da cui nel 1995 è stata tratta anche un’avventura grafica pubblicata da Cyberdreams). L’autrice della serie, Gooseworx, riprende il tema della paura verso l’ignoto tecnologico dandogli però una chiave più moderna e meno violenta rispetto al materiale originale.
La serie è ambientata in un mondo virtuale con una grafica che richiama i vecchi videogiochi e i cartoni animati, dove alcuni esseri umani si ritrovano intrappolati. Esattamente come nel racconto, il character design dei protagonisti ne rispecchia la personalità e le rispettive condanne: i personaggi sono costretti a partecipare ai giochi di Caine, un’intelligenza artificiale che ha il solo compito di intrattenerli, ma che è del tutto priva di empatia.
Non si tratta di un’avventura leggera e nemmeno di un classico isekai: per Pomni, Ragatha, Jax, Zooble, Gangle e Kinger il circo è l’inferno. L’unica scelta rimasta è stare al gioco, pena la perdita graduale della sanità mentale fino all’“astrazione”, un processo che li trasforma in mostri disperati. Nel corso dei nove episodi, i protagonisti cercano così di mantenere la propria umanità e di cambiare il proprio destino in un ambiente totalmente fuori dal loro controllo.
Le reazioni del fandom: un finale che divide
Come ogni prodotto capace di riscuotere un successo planetario su internet, anche TADC ha alimentato una fitta rete di teorie e headcanon. Le reazioni all’epilogo sono la perfetta cartina di tornasole di un fandom che, già dopo le proiezioni al cinema, si è spaccato in due netti filoni. Da una parte c’è chi ha apprezzato il finale dolceamaro, capace di donare una meritata pace ai personaggi anche se in un modo diverso rispetto a quello che si erano immaginati. Dall’altra parte, invece, una fetta di pubblico non ha gradito la direzione presa dalla trama, giudicando la conclusione un “tradimento” nei confronti dell’opera di Ellison e lamentando la presenza di buchi di trama e scelte narrative poco chiare.
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