
In occasione del ritorno nelle sale del capolavoro di Satoshi Kon “Millenium Actress“, Anime Factory ci ha permesso di assistere in anteprima alla magia di quest’opera restaurata in 4K.
Ricordiamo che Millenium Actress tornerà al cinema dall’11 al 13 Maggio per celebrare il suo 25° anniversario.
Anica, Il Luogo dell’Evento

Nel cuore di Roma, a pochi passi dal centro storico, siamo stati accolti nelle calorose sale dell’Anica, associazione regina del panorama cinematografico italiano. Rappresenta le imprese dell’industria cinematografica e audiovisiva italiana, contribuendo alla promozione del settore, alla tutela dei diritti e all’organizzazione di iniziative ed eventi anche a livello internazionale. Oltre a tutto ciò, è anche l’incaricata di selezionare il candidato italiano all’Oscar per il Miglior Film Internazionale.
Dopo il passaggio di rito all’accoglienza, veniamo subito invitati dentro la sala cinema dell’associazione.
Nonostante la sala non sia grande, ovviamente, come quelle dei multisala, con grande sorpresa appena seduti sulle poltrone, ci rendiamo conto che sono le poltrone più comode che siano mai state presenti dentro un cinema. E purtroppo rimarranno solo un dolce ricordo una volta seduti su quelle standard dei vari cinema.


Dopo qualche foto, arriva l’ora della proiezione. Ci accomodiamo sulle poltrone, si spengono le luci e ha inizio il film.
Trama di Millenium Actress
Millennium Actress segue la storia di Chiyoko Fujiwara, un’attrice leggendaria che all’apice della sua carriera si ritirò misteriosamente dalle scene. Quando due documentaristi riescono a incontrarla per raccontare la sua carriera, il racconto prende una piega inaspettata.
Attraverso i suoi ricordi, la vita di Chiyoko si intreccia continuamente con i film che ha interpretato: realtà e finzione si fondono, e le epoche cambiano senza soluzione di continuità, dal Giappone feudale alla fantascienza, come se fossero parte della stessa storia.
Al centro di tutto c’è un amore mai realizzato: da giovane, Chiyoko incontra un misterioso uomo in fuga dalla polizia, e dopo aver ricevuto da lui una chiave misteriosa, decide di inseguirlo per tutta la vita. Questa ricerca diventa il filo conduttore della sua esistenza e della sua carriera, spingendola da un ruolo all’altro, da un tempo a un altro.
L’Immortale Satoshi Kon
Mancato prematuramente nel 2010 a soli 46 anni, Satoshi Kon resta ancora oggi uno dei nomi più importanti dell’animazione giapponese e, più in generale, del cinema contemporaneo. Non solo per l’impatto visivo delle sue opere, ma per il modo in cui ha usato il linguaggio dell’animazione come cinema puro, senza mai trattarlo come un genere a parte.
I suoi film hanno influenzato profondamente anche il cinema occidentale. Basti pensare a Inception di Christopher Nolan, che riprende chiaramente alcune idee di struttura e di sovrapposizione tra livelli di realtà già presenti in Paprika.
Kon aveva già capito prima di molti altri quanto il cinema potesse funzionare, e quanto potesse essere potente, quando smette di essere lineare. E Millenium Actress è la sua opera che più porta dentro di sè questo discorso.
Qui il cinema non è solo uno sfondo o un tema, ma diventa il modo stesso in cui si costruisce una vita. La storia di Chiyoko si intreccia continuamente con i film che ha interpretato, fino a diventare indistinguibile da essi. Realtà e finzione non si alternano semplicemente: si sovrappongono, si contaminano, si confondono continuamente.
E questa cosa non è solo un’idea narrativa, ma si riflette direttamente nella struttura del film. Millennium Actress non è lineare. Non segue un ordine preciso, non costruisce la storia passo dopo passo. Funziona più come la memoria stessa: frammentata, emotiva, piena di salti improvvisi tra epoche, luoghi e stati d’animo.
All’inizio questa scelta può anche spiazzare, soprattutto perché non c’è mai un punto fermo a cui aggrapparsi. Ma è proprio questa instabilità a diventare il senso del film. Non stai guardando semplicemente la storia di Chiyoko, stai entrando dentro il suo modo di ricordare.
E anche i due documentaristi, che dovrebbero essere lo sguardo esterno, finiscono per perdersi dentro questo flusso. Passano da osservatori a parte integrante del racconto, risucchiati all’interno dei film stessi dell’attrice, trasformandosi loro stessi in attori di quei film.
Anche a distanza di 25 anni, infatti, il film mantiene una modernità impressionante. Non solo dal punto di vista tecnico o registico, ma per il modo in cui parla del rapporto tra esseri umani, immagini e ricordi. Un tema che oggi, nell’epoca dei social e della costante costruzione di sé attraverso immagini e rappresentazioni, sembra quasi ancora più attuale di allora.
Gadget Esclusivi
Dopo la fine della proiezione ci è stato fatto dono del motore conduttore di tutta la storia del film: la misteriosa chiave donata alla giovane Chiyoko.
Chissà che non porti anche noi alla scoperta di un’incredibile avventura.
