Kill Bill The Whole Bloody Affair: come Tarantino aveva sempre immaginato il film!

Dal 28 maggio al 3 giugno, Kill Bill tornerà al cinema in una versione che il pubblico, di fatto, non ha mai visto davvero in sala. Parliamo di Kill Bill: The Whole Bloody Affair, il montaggio completo da 281 minuti che Quentin Tarantino aveva immaginato fin dall’inizio prima che il film venisse separato in due parti.

E non si tratta semplicemente del montaggio consecutivo dei due film Volume 1 e Volume 2. Il film cambia proprio nel modo in cui viene vissuto.

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Il Kill Bill originale

Oggi siamo abituati a vedere Kill Bill come due opere quasi diverse tra loro. Il primo volume è molto più frenetico, pieno di sangue, katane e combattimenti assurdi. Il secondo invece rallenta, diventa quasi un western malinconico, molto più basato sui dialoghi e sui personaggi.

Ma Tarantino non aveva pensato due film distinti. Kill Bill doveva essere un unico viaggio lunghissimo, senza interruzioni.

Fu la Miramax a decidere di dividerlo tra il 2003 e il 2004, soprattutto per motivi commerciali e di distribuzione. E questa scelta ha inevitabilmente modificato anche il ritmo del racconto.

In The Whole Bloody Affair tutto torna invece a scorrere in maniera continua. Le differenze di tono tra le varie parti del film restano, ma sembrano molto più naturali, quasi parte dello stesso flusso emotivo.


Una struttura completamente diversa

Una delle modifiche più importanti riguarda il finale del Volume 1, quello con la rivelazione sulla figlia di Beatrix.

Quella scena era stata aggiunta proprio per creare attesa tra un film e l’altro. Nella versione completa non c’è. Lo spettatore scopre certe informazioni nello stesso momento in cui le scopre Beatrix, senza costruzioni pensate apposta per lasciare il pubblico appeso per mesi.

Anche il riassunto iniziale del Volume 2 ovviamente sparisce. Il film non si interrompe, e questa continuità rende tutta la progressione narrativa molto più compatta.


Gli 88 Folli tornano a colori

Oltre alla struttura diversa, The Whole Bloody Affair include anche scene estese e alcune sequenze modificate.

La più famosa è quella dedicata al passato anime di O-Ren Ishii, realizzata da Production I.G, lo studio dietro Ghost in the Shell. Tarantino aveva già progettato quella parte in maniera molto più lunga all’epoca dell’uscita originale, ma non riuscì a completarla in tempo.

Poi c’è la questione degli 88 Folli, probabilmente il cambiamento più famoso di questa versione.

Nel film uscito al cinema parte del combattimento era stata trasformata in bianco e nero per evitare problemi con il rating americano. In The Whole Bloody Affair la scena torna invece completamente a colori, con tutta la violenza e il gore lasciati praticamente senza censura.

Ed è qui che si percepisce davvero quanto Tarantino stesse cercando di spingere il film verso qualcosa di ancora più estremo e stilizzato.


Più vicino all’idea originale di Tarantino

La cosa interessante è che The Whole Bloody Affair non dà la sensazione di essere un semplice director’s cut fatto anni dopo. Guardandolo così, viene quasi spontaneo pensare che Kill Bill sia sempre stato questo.

Un unico film enorme, che passa continuamente da generi diversi, cambia tono, cambia ritmo, ma resta sempre in movimento fino allo scontro finale con Bill.

Ed è probabilmente per questo che, dopo più di vent’anni, questa uscita sembra ancora qualcosa di davvero speciale per chi ama il cinema di Tarantino.

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