Con l’arrivo dell’arco del Castello dell’Infinito, Demon Slayer entra nella sua fase più oscura e spettacolare — ma anche più controversa. Il cuore della discussione? Tanjiro Kamado, il protagonista che finora aveva conquistato milioni di fan grazie alla sua empatia e alla capacità di vedere l’umanità anche nei demoni più crudeli.

Fin dai primi episodi, Tanjiro non si è mai limitato a combattere: ha pianto per i suoi nemici, li ha compresi e persino consolati nel momento della loro sconfitta. Questa sensibilità lo aveva reso un eroe unico nel panorama degli shonen, un personaggio capace di unire forza e compassione.

Ma nel Castello dell’Infinito, qualcosa cambia. Tanjiro sembra perdere parte della sua umanità: il ritmo serrato delle battaglie e la ferocia dei nemici lasciano poco spazio ai momenti di riflessione. Il suo sguardo è più duro, le sue parole più fredde. Di fronte a figure come Akaza o Doma, non c’è spazio per la pietà — solo per la sopravvivenza.

Questo cambio di tono, pur coerente con l’evoluzione della storia, rischia di trasformare Tanjiro in un eroe più “classico”, meno profondo emotivamente. L’arco del Castello dell’Infinito è visivamente straordinario, ma la mancanza del lato umano del protagonista toglie parte del fascino che aveva reso Demon Slayer diverso da ogni altro anime d’azione.

Eppure, la serie continua a brillare per intensità e qualità narrativa. Forse questo Tanjiro più maturo e disilluso rappresenta la naturale evoluzione di un ragazzo costretto a combattere fino all’ultimo respiro. Ma una domanda resta aperta: quanto di quel Tanjiro pieno di empatia sopravviverà alla fine di questa battaglia infinita?

đź’¬ Tu cosa ne pensi? Preferisci il Tanjiro compassionevole dei primi archi o il guerriero determinato di questa nuova saga?

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