
Il ritorno a Resident Evil Requiem rappresentava uno dei momenti più attesi per i fan della storica saga horror di Capcom. Con una campagna marketing imponente e la promessa di tornare a Raccoon City, il gioco sembrava destinato a diventare uno dei capitoli più importanti dell’intero franchise.
L’idea era ambiziosa: chiudere alcuni dei conti rimasti aperti nella storia della serie e allo stesso tempo introdurre nuovi personaggi destinati a raccogliere l’eredità dei protagonisti storici, come Leon S. Kennedy. Tuttavia, una volta arrivati ai titoli di coda, la sensazione è quella di un capitolo che non riesce a mantenere completamente le promesse fatte.
Una storia che parte forte ma perde la direzione
Dal punto di vista narrativo, Resident Evil Requiem è un titolo fortemente diviso in due metà.
La prima parte introduce Grace Ashcroft, un nuovo personaggio con un potenziale enorme. La sua storia personale, legata alla madre Alyssa e al trauma di averla vista morire, crea una base narrativa molto interessante. Le prime ore ambientate tra Wrenwood e Rhodes Hill costruiscono un’atmosfera tesa e intrigante, facendo pensare a una nuova direzione per la saga.
In queste fasi il gioco riesce a bilanciare bene i momenti dedicati a Grace e quelli con Leon, lasciando intendere che la serie possa davvero iniziare un graduale passaggio di testimone verso una nuova generazione di protagonisti.
Purtroppo, questa promessa viene progressivamente abbandonata nella seconda metà del gioco.
Quando la storia si sposta verso Raccoon City, la narrazione cambia drasticamente tono: molte delle premesse costruite all’inizio vengono ignorate o risolte frettolosamente, mentre il racconto si trasforma in una lunga sequenza di riferimenti nostalgici alla storia della saga.
Il risultato è una trama confusa, piena di retcon e momenti che sembrano contraddire eventi consolidati della mitologia di Resident Evil.
Grace Ashcroft: un’occasione sprecata
Tra i nuovi personaggi introdotti, Grace Ashcroft è senza dubbio il più interessante. Nella prima parte del gioco il suo ruolo è centrale e riesce a trasmettere una forte tensione emotiva.
Le sue sezioni sono caratterizzate da momenti survival horror puri: Grace è molto più fragile rispetto ai protagonisti classici della serie e questo costringe il giocatore a muoversi con cautela, gestendo attentamente risorse e nemici.
Il problema è che, dopo aver costruito con cura questo personaggio, il gioco finisce per metterlo completamente in secondo piano nella seconda metà della storia.
A quel punto la scena torna quasi interamente nelle mani di Leon, trasformando quello che poteva essere l’inizio di una nuova fase della saga in una semplice parentesi narrativa.
Il gameplay: due anime diverse
Dal punto di vista del gameplay, Resident Evil Requiem propone due stili di gioco distinti.
Le sezioni con Grace
Le parti dedicate a Grace sono le più vicine al survival horror classico. Il personaggio è fragile e poco equipaggiato, e il gioco spinge il giocatore a evitare gli scontri diretti quando possibile.
Le risorse sono limitate e bisogna gestirle con attenzione, utilizzando anche strumenti come composti chimici per eliminare i nemici in stealth o impedire che si trasformino nelle pericolose varianti chiamate Blister Head.
Queste sezioni sono caratterizzate da una forte componente strategica e da ambientazioni claustrofobiche che funzionano molto bene nel creare tensione.
Le sezioni con Leon
Quando si passa a Leon, l’esperienza cambia completamente. Il gameplay diventa più vicino a quello di Resident Evil 4 Remake, con combattimenti più dinamici e un arsenale molto più ampio.
Leon può affrontare i nemici in modo aggressivo, utilizzando attacchi corpo a corpo, armi potenti e tecniche stealth.
Il problema è che, nella seconda metà del gioco, questa componente action prende completamente il sopravvento, riducendo drasticamente la varietà dell’esperienza.
Nemici e varietà: una promessa non mantenuta
Uno degli aspetti più deludenti riguarda la varietà dei nemici.
Prima dell’uscita del gioco era stato suggerito che ci sarebbero state numerose varianti di infetti con comportamenti unici. In realtà, nel corso dell’avventura la varietà si dimostra piuttosto limitata.
Molti nemici finiscono per assomigliare a versioni meno interessanti di quelli già visti nei capitoli precedenti della serie, riducendo l’impatto delle fasi di combattimento.
Comparto tecnico
Sul piano tecnico, Resident Evil Requiem è invece impeccabile.
Il gioco gira in modo estremamente fluido su PlayStation 5, senza bug significativi o cali di prestazioni. Il RE Engine continua a dimostrarsi una tecnologia molto solida, capace di offrire ambientazioni dettagliate e personaggi realistici.
Il doppiaggio inglese è di alto livello, con una menzione speciale proprio per Grace Ashcroft, che riesce a trasmettere efficacemente il lato emotivo del personaggio.
Conclusioni
Resident Evil Requiem è un titolo che lascia un sentimento contrastante. Da un lato mostra ancora una volta la qualità tecnica e il talento di Capcom nel creare giochi solidi dal punto di vista del gameplay. Dall’altro, però, soffre di una direzione narrativa confusa che finisce per compromettere il potenziale dell’intera esperienza.
La prima metà del gioco promette un futuro interessante per la saga, con nuovi personaggi e una direzione più coraggiosa. La seconda metà, invece, preferisce rifugiarsi nella nostalgia, sacrificando coerenza e sviluppo narrativo.
Il risultato è un capitolo che funziona sul piano ludico ma che fatica a lasciare il segno nella storia della serie.
Un buon gioco dal punto di vista tecnico e del gameplay, ma una storia incoerente e troppo dipendente dal fanservice gli impedisce di diventare uno dei capitoli più memorabili della saga.