
Situazione senza precedenti nel mondo dei videogiochi: Nintendo of America ha deciso di fare causa al governo degli Stati Uniti per le tariffe commerciali introdotte dall’amministrazione del presidente Donald Trump. La denuncia è stata presentata presso la United States Court of International Trade, il tribunale americano specializzato nelle controversie legate al commercio internazionale.
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La disputa sulle tariffe
La causa riguarda le tariffe imposte su numerosi prodotti importati negli Stati Uniti. Secondo i legali di Nintendo, queste misure sarebbero state applicate illegalmente e avrebbero già generato oltre 200 miliardi di dollari di tasse sulle importazioni provenienti da quasi tutti i paesi del mondo.
La Supreme Court of the United States aveva già bloccato temporaneamente queste tariffe il 20 febbraio 2026, stabilendo che l’amministrazione non poteva applicarle tramite l’International Emergency Economic Powers Act. Tuttavia la situazione resta instabile, perché l’ex presidente ha annunciato l’intenzione di introdurre nuove tariffe del 15% sulle importazioni globali sfruttando la Sezione 122 del Trade Act del 1974.
Nintendo chiede il rimborso delle tasse pagate
La causa avviata da Nintendo mira soprattutto a ottenere il rimborso delle tariffe già pagate, inclusi gli interessi. Secondo la denuncia, l’azienda ha diritto ad agire legalmente perché è l’importatore ufficiale dei propri prodotti negli Stati Uniti.
Gran parte delle console e degli accessori della compagnia vengono infatti prodotti fuori dagli USA, soprattutto in Vietnam e China, prima di essere spediti nel mercato americano.
Il caso Switch 2 e l’impatto sul mercato
Le tariffe hanno colpito Nintendo in un momento particolarmente delicato: l’azienda stava preparando il lancio della nuova Nintendo Switch 2.
A causa dell’incertezza economica, la compagnia ha dovuto rinviare temporaneamente l’apertura dei preordini negli Stati Uniti, mentre analizzava l’impatto dei nuovi dazi sul prezzo della console e degli accessori.
Alla fine il prezzo della console è rimasto 449,99 dollari, ma diversi accessori hanno subito un aumento proprio a causa delle tariffe sulle importazioni.
Non solo Nintendo
La causa non è un caso isolato. Secondo i documenti legali, oltre 1.000 aziende hanno già citato in giudizio il governo statunitense per l’introduzione delle stesse misure commerciali. Tra queste figurano grandi multinazionali come Costco e FedEx.
Nel frattempo il tribunale ha stabilito che le aziende hanno diritto ai rimborsi, ma l’agenzia doganale americana ha dichiarato che il sistema per restituire i soldi potrebbe richiedere circa 45 giorni per diventare operativo.
Uno scontro ancora aperto
Nintendo ha confermato ufficialmente la presentazione della causa, ma ha dichiarato di non avere ulteriori commenti sulla vicenda.
Il contenzioso potrebbe avere conseguenze importanti non solo per Nintendo, ma per tutta l’industria tecnologica e videoludica, che dipende fortemente da catene produttive globali.
Se i tribunali confermeranno l’illegalità delle tariffe, il governo statunitense potrebbe essere costretto a restituire miliardi di dollari alle aziende coinvolte.