
Serious Sam: Shatterverse porta Sam Stone nel mondo dei roguelite, tra orde di nemici, armi, potenziamenti e un multiverso completamente impazzito. L’inizio lascia parecchi dubbi, ma insistendo il gioco riesce finalmente a tirare fuori quella follia che ha reso celebre la serie.
Ci sono videogiochi che basta nominare per evocare immediatamente un ricordo.
Serious Sam è uno di questi.
Dal 2001 la serie ha costruito la propria identità attorno a una formula tanto semplice quanto efficace: prendere un’arma, premere il grilletto e continuare a correre mentre davanti a noi arriva una quantità completamente irresponsabile di nemici.
Niente particolari strategie diplomatiche, insomma.
Con Serious Sam: Shatterverse, però, Sam Stone prova qualcosa di diverso. Il nuovo capitolo abbandona in parte la struttura classica della serie per trasformarsi in un FPS roguelite, con run, personaggi differenti, modificatori, build e una progressione permanente.
Sulla carta potrebbe essere una combinazione perfetta.
Nella pratica, però, le prime ore sono tutt’altro che convincenti.
Un Serious Sam completamente fuori di testa
La storia parte da un concetto ormai quasi obbligatorio nel mondo dei videogiochi: il multiverso.
Uber Mental ha infatti frantumato le pareti tra le diverse realtà, disseminando il caos in un’infinità di dimensioni e, soprattutto, creando diverse versioni alternative di Sam.
Sono cinque i Sam giocabili, ognuno caratterizzato da abilità e caratteristiche differenti. Tra questi troviamo anche Retro Sam, che strizza chiaramente l’occhio agli appassionati della vecchia scuola.
L’obiettivo, però, rimane sempre lo stesso: entrare in un’arena, eliminare tutto quello che si muove, raccogliere potenziamenti e cercare di costruire una combinazione sufficientemente potente da arrivare alla fine della run.
Ogni due aree ci aspetta inoltre una boss fight, mentre anomalie, portali nascosti e ricompense opzionali ci spingono a rischiare qualcosa in più.
Il problema è che all’inizio tutto questo sembra terribilmente anonimo.
Le prime armi non fanno gridare al miracolo, i bonus disponibili sono spesso poco interessanti e le arene non riescono sempre a valorizzare il movimento frenetico che dovrebbe essere uno dei punti di forza del gioco.
Anche il rampino, che sulla carta dovrebbe rendere gli spostamenti più dinamici, non riesce a cambiare davvero il quadro.
E quindi arriva spontanea la domanda:
è davvero questo il nuovo Serious Sam?
Bisogna avere pazienza
La risposta, fortunatamente, è un po’ più complicata.
Perché Shatterverse è uno di quei giochi che migliora man mano che gli si concede tempo.
Durante le run e completando le missioni si ottengono i Globi Catalizzatori, che permettono di sbloccare nuovi personaggi, armi, Dati e ulteriori possibilità per le partite successive.
Ed è proprio attraverso questa progressione che il gioco comincia lentamente a ingranare.
Le build diventano più interessanti, i modificatori iniziano a combinarsi tra loro e i potenziamenti smettono di essere semplici numeri da raccogliere per diventare parte integrante del modo in cui affrontiamo una run.
A quel punto qualcosa cambia.
Una partita iniziata quasi sottotono può trasformarsi in pochi minuti in una macchina da guerra interdimensionale, con effetti che si accumulano, armi sempre più potenti e schermi completamente invasi dai nemici.
È qui che, finalmente, torna fuori Serious Sam.
Quando arrivano le orde, cambia tutto
Il cuore dell’esperienza rimane infatti quello storico della serie: movimento continuo e una quantità spropositata di nemici da abbattere.
Le creature di Mental arrivano da più direzioni e ci costringono a muoverci costantemente, scegliendo rapidamente quali bersagli eliminare prima.
Restare fermi è praticamente impossibile.
E c’è anche una meccanica che rende il combattimento corpo a corpo particolarmente importante: alcuni nemici indeboliti possono essere finiti a pugni per recuperare salute.
Una scelta interessante, perché incentiva il giocatore a correre qualche rischio invece di rimanere sempre a distanza.
Quando la build comincia a funzionare e le orde diventano più numerose, Shatterverse riesce finalmente a regalare quel caos balistico che ci si aspetta dal nome Serious Sam.
Esplosioni, proiettili, nemici che arrivano da ogni direzione e Sam che continua a correre mentre tutto intorno sembra sul punto di esplodere.
È questo il momento in cui il gioco comincia davvero a divertirsi insieme a noi.
Il problema è arrivarci
Il difetto principale di Shatterverse rimane quindi evidente: serve troppo tempo prima che il gioco mostri le proprie carte migliori.
Un roguelite vive anche della soddisfazione di vedere una run trasformarsi progressivamente in qualcosa di più potente e interessante, ma qui le prime partite possono risultare piuttosto piatte.
E una volta superata la fase iniziale emerge un altro problema: la varietà non riesce sempre a tenere il passo con la struttura del gioco.
Le arene sono realizzate a mano e vengono rimescolate tra una run e l’altra, ma dopo diverse partite iniziano inevitabilmente a diventare familiari.
Anche alcuni incontri tendono a ripetersi e, quando una run non offre potenziamenti particolarmente interessanti, il rischio di entrare in una sorta di pilota automatico aumenta.
È un problema che conosciamo bene nel genere roguelite: le combinazioni possono essere profonde e divertenti, ma devono essere accompagnate da una varietà sufficiente di situazioni per evitare che il giocatore abbia la sensazione di ripetere continuamente lo stesso percorso.
Shatterverse non riesce sempre a nascondere questo limite.
Un arsenale che cresce insieme a noi
L’arsenale mescola vecchie conoscenze e nuove armi, ma ancora una volta sono soprattutto build e modificatori a rappresentare la parte più interessante del sistema.
Man mano che la progressione aumenta, le possibilità si ampliano e diventa più facile creare combinazioni capaci di cambiare sensibilmente il comportamento delle armi e il modo in cui affrontiamo le orde.
È una crescita che funziona.
Peccato che anche qui il bilanciamento non sia sempre perfetto.
Alcune situazioni risultano più impegnative del necessario, mentre l’intelligenza artificiale dei nemici non rappresenta certamente uno degli elementi più brillanti dell’esperienza.
Le orde funzionano soprattutto grazie al loro numero.
Quando il campo di battaglia si riempie, però, il risultato è comunque efficace: bisogna continuare a muoversi, schivare e sparare senza avere praticamente mai il tempo di respirare.
E in fondo, è proprio quello che ci aspettiamo da Serious Sam.
In cinque è tutta un’altra storia
Se c’è una modalità nella quale Shatterverse riesce a esprimere davvero il proprio potenziale, quella è la cooperativa online fino a cinque giocatori.
In solitaria il ritmo può risultare meno convincente, mentre giocando con altri quattro Sam il gioco cambia completamente faccia.
Cinque giocatori che sparano contemporaneamente significano una cosa sola:
caos.
Esplosioni ovunque, proiettili che attraversano lo schermo, nemici che arrivano da ogni direzione e abilità che si sovrappongono continuamente.
La leggibilità può andare rapidamente a farsi benedire, ma in questo caso è quasi parte dello spettacolo.
Il problema è che anche la componente online non è immune da qualche inconveniente. Durante la prova sono state riscontrate disconnessioni e alcuni problemi tecnici, che si aggiungono ai problemi di stabilità presenti anche nel gioco in singolo.
Una patch farebbe comodo
Dal punto di vista tecnico, Serious Sam: Shatterverse non punta certamente a stupire.
Il comparto grafico è piuttosto datato, ma riesce comunque a svolgere il proprio compito e, considerando la quantità di elementi che possono contemporaneamente riempire lo schermo, la priorità dovrebbe essere soprattutto la stabilità.
Ed è proprio qui che il gioco mostra qualche problema di troppo.
Durante la prova sono stati riscontrati crash, stuttering, cali di prestazioni nelle situazioni più affollate e problemi durante le sessioni online.
Anche la gestione della compilazione degli shader non è sempre impeccabile.
Non sono problemi che cancellano il divertimento, ma contribuiscono a rendere meno convincente un’esperienza che avrebbe bisogno di qualche intervento di rifinitura.
Serious Sam è tornato?
La risposta è sì, ma con qualche riserva.
Serious Sam: Shatterverse non parte con il piede giusto.
Le prime run sono poco incisive, la progressione iniziale è lenta e la formula roguelite sembra per qualche ora una scelta quasi estranea all’identità della serie.
Poi, lentamente, il quadro cambia.
Si sbloccano nuovi Sam, arrivano nuove armi, le build diventano più elaborate e i modificatori iniziano finalmente a trasformare le run.
E quando il gioco raggiunge il suo ritmo migliore, Shatterverse sa essere davvero divertente.
Non reinventa il genere e non sempre riesce a evitare la ripetitività, ma quando mette insieme una buona build e riempie lo schermo di nemici torna a fare quello che Serious Sam sa fare meglio: creare un caos talmente esagerato da diventare quasi comico.
Il vero problema è che bisogna arrivare fino a quel momento.
La cooperativa a cinque giocatori rappresenta inoltre il modo più naturale per vivere l’esperienza, trasformando le partite in una gigantesca festa di proiettili, esplosioni e urla.
Con qualche intervento sul bilanciamento, sulla varietà e soprattutto sulla stabilità tecnica, Shatterverse avrebbe una base decisamente più solida.
Per ora rimane un capitolo particolare della serie: un Serious Sam che ha bisogno di qualche run per ricordarsi di essere Serious Sam.
In breve
Serious Sam: Shatterverse prende la follia dello storico FPS e la trasporta all’interno di una struttura roguelite fatta di run, personaggi, armi, modificatori e build.
L’idea non è sempre convincente, soprattutto nelle prime ore, quando il gioco appare poco ispirato e fatica a trasmettere il ritmo della serie.
Con la progressione, però, arrivano combinazioni più interessanti, le orde diventano sempre più numerose e il gameplay comincia finalmente a regalare il caos che ci si aspetta.
La cooperativa fino a cinque giocatori è inoltre uno dei punti più riusciti dell’esperienza.
Restano alcuni problemi di varietà, un’intelligenza artificiale poco brillante e diversi inconvenienti tecnici, tra crash, stuttering, cali prestazionali e disconnessioni online.
Shatterverse, insomma, non conquista al primo colpo. Ma se gli si concede il tempo necessario per costruire le proprie armi e le proprie build, sotto la superficie emerge finalmente un Serious Sam capace di fare quello che sa fare meglio: sparare a tutto ciò che si muove.
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