
A dieci anni dalla sua uscita originale, SOMA torna su una nuova piattaforma con una versione curata da Abylight Studios e disponibile su Nintendo Switch 2, oltre che su Nintendo Switch. L’opera di Frictional Games, già considerata uno dei migliori esempi di horror psicologico e narrativo degli ultimi anni, dimostra ancora una volta di avere qualcosa da dire.
Più che puntare sul semplice spavento, SOMA costruisce un’esperienza inquietante e profondamente riflessiva, capace di mettere il giocatore davanti a interrogativi sulla coscienza, sull’identità e sul significato stesso dell’esistenza.
Abbiamo provato la versione per Nintendo Switch 2 per capire se questa nuova trasposizione riesca a mantenere intatta l’atmosfera dell’originale.
Versione provata: Nintendo Switch 2
Una storia che lascia il segno
La storia ci mette nei panni di Simon Jarrett, un uomo rimasto gravemente ferito in seguito a un incidente stradale. Nel tentativo di trovare una soluzione ai suoi problemi neurologici, Simon accetta di sottoporsi a una scansione cerebrale sperimentale.
Quando riapre gli occhi, però, si ritrova nel 2104, all’interno della stazione sottomarina Pathos-II, nel bel mezzo dell’oceano Atlantico.
Da questo momento, SOMA costruisce lentamente una delle sue più grandi qualità: il senso di smarrimento. Simon non sa dove si trova, cosa sia successo all’umanità e soprattutto perché la sua coscienza sia arrivata in quel luogo.
La narrazione è senza dubbio il punto di forza dell’intera produzione. Il rapporto con Catherine, la scienziata la cui coscienza è stata digitalizzata, accompagna il giocatore attraverso dialoghi intensi e riflessioni tutt’altro che banali.
SOMA non cerca semplicemente di raccontare una storia: vuole farci porre delle domande.
Che cosa rende una persona realmente umana? Se la nostra coscienza venisse copiata in una macchina, quella copia saremmo ancora noi? Dove termina l’uomo e dove inizia una macchina?
Sono interrogativi che il gioco non cerca di risolvere con risposte semplicistiche, lasciando invece al giocatore il compito di elaborare le proprie conclusioni.
Un gameplay costruito sulla vulnerabilità
Il gameplay segue una filosofia precisa: il giocatore non deve sentirsi potente.
Non ci sono armi da utilizzare, munizioni da raccogliere o combattimenti tradizionali. Simon può soltanto esplorare, interagire con l’ambiente, risolvere enigmi e cercare di sopravvivere alle minacce che popolano Pathos-II.
La struttura delle varie aree è semi-lineare, ma permette comunque di dedicarsi all’esplorazione. Terminali, documenti, registrazioni audio e dettagli ambientali contribuiscono a ricostruire la storia della stazione e dei suoi abitanti.
Gli enigmi sono generalmente ben integrati nell’ambientazione. Si può essere chiamati a ripristinare l’alimentazione di un modulo, modificare la pressione di una camera, individuare una frequenza oppure interagire con determinati dispositivi per raggiungere il proprio obiettivo.
Non sono puzzle particolarmente complessi, ma funzionano perché non interrompono il ritmo narrativo.
La difficoltà di SOMA non risiede quindi tanto nella soluzione dell’enigma quanto nella capacità di comprendere ciò che ci circonda.
Quando il mostro non è il vero problema
Le creature presenti in SOMA sono poche e vengono utilizzate con una certa parsimonia. Una scelta che si rivela azzeccata, perché evita di trasformare l’esperienza in una semplice sequenza di inseguimenti.
Quando compare una minaccia, Simon non può affrontarla direttamente. Deve nascondersi, muoversi con cautela, sfruttare l’ambiente e cercare di non attirare l’attenzione.
Il risultato è un’atmosfera costantemente opprimente.
Ogni rumore può diventare un problema. Un passo troppo rumoroso, un’interazione con l’ambiente o un movimento nel momento sbagliato possono attirare l’attenzione del nemico.
L’intelligenza artificiale non è certamente il punto più innovativo del gioco, ma svolge adeguatamente il proprio compito e contribuisce a mantenere alta la tensione.
Il tutto porta a un’esperienza horror molto diversa da quella di produzioni più frenetiche come Outlast: qui la paura nasce soprattutto dall’attesa, dall’incertezza e dalla consapevolezza di essere completamente indifesi.
Pathos-II è la vera protagonista
Uno degli aspetti più riusciti di SOMA è senza dubbio l’ambientazione.
Pathos-II non è soltanto lo scenario nel quale si svolgono gli eventi: è praticamente un personaggio della storia.
Laboratori, alloggi, infrastrutture, reattori e stazioni di comunicazione sono ricchi di dettagli e contribuiscono a raccontare ciò che è accaduto prima dell’arrivo di Simon.
Esplorare ogni angolo permette di trovare informazioni aggiuntive, documenti e registrazioni che ampliano il quadro narrativo.
È proprio questa attenzione all’ambiente a rendere l’esplorazione così importante. Anche un semplice terminale può contenere un dettaglio capace di cambiare il modo in cui interpretiamo ciò che stiamo vivendo.
SOMA su Nintendo Switch 2: promosso
Dal punto di vista tecnico, la versione per Nintendo Switch 2 si comporta decisamente bene.
La fluidità è costante, i caricamenti risultano rapidi e il comparto grafico è stato adattato in maniera convincente all’hardware della console.
Ovviamente non siamo davanti a una produzione tecnicamente paragonabile alle esperienze più moderne, ma SOMA non ha bisogno di una grafica all’avanguardia per funzionare. Al contrario, l’atmosfera cupa e claustrofobica della stazione continua a essere estremamente efficace.
Il vero valore aggiunto è rappresentato dalla possibilità di vivere questa esperienza anche in modalità portatile.
Giocare a SOMA con le cuffie, magari al buio, rende particolarmente bene l’idea di questa versione. Il comparto audio è infatti fondamentale: rumori metallici, vibrazioni, echi, macchinari e suoni provenienti dall’oscurità contribuiscono costantemente alla tensione.
Un buon paio di cuffie è praticamente consigliato.
Conclusioni
SOMA è uno di quei giochi che dimostrano come l’horror non abbia necessariamente bisogno di combattimenti, jumpscare continui o arsenali di armi per funzionare.
La produzione di Frictional Games punta tutto su atmosfera, narrazione, esplorazione e orrore psicologico, costruendo un’avventura che riesce a essere ancora estremamente attuale a dieci anni dalla sua pubblicazione originale.
La versione per Nintendo Switch 2 rappresenta inoltre un ottimo modo per riscoprire questa esperienza, grazie a una conversione tecnicamente solida e alla possibilità di giocarla comodamente anche in portabilità.
Il vero punto di forza, però, rimane la sua capacità di lasciare qualcosa al giocatore anche dopo aver spento la console.
SOMA non fa semplicemente paura: mette a disagio, fa riflettere e continua a porre domande anche quando i titoli di coda sono ormai terminati.
Voto: 9/10
Pro
- Narrativa profonda e coinvolgente
- Atmosfera eccezionale
- Ambientazione ricca di dettagli
- Ottimo design sonoro
- Gameplay coerente con la natura dell’esperienza
- Conversione convincente su Nintendo Switch 2
- Perfetto da giocare in portabilità
Contro
- Intelligenza artificiale dei nemici non sempre impeccabile
- Alcune sezioni possono risultare molto lente
- Graficamente mostra inevitabilmente la sua età
💬 Avete già giocato a SOMA? Cosa ne pensate dell’esperienza horror di Frictional Games? Fatecelo sapere nei commenti e condividete la recensione!
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